Kickboxing
Data di nascita: 1970
Luogo: Stati Uniti
Competizioni: Campionati Mondiali Wako,
Campionati Mondiali Iaksa
Campioni: Georg Bruckner, Christian
Guillaume, Joe Lewis, Bill Wallace,
Dominique Valera, Geert Lemmens, Mike
Anderson.La kickboxing, raccogliendo
l’eredità delle tradizionali discipline di
lotta orientali, ne costituisce
un’evoluzione più vicina ai gusti
occidentali: i puristi, infatti, non la
considerano un’arte marziale vera e propria.
Le numerose specialità in cui si suddivide,
prevedono l’uso sia dei pugni che dei calci.
Le origini
Nel corso degli anni ‘60 in Giappone, grazie
al maestro Kurosaki, il karate si era
sviluppato verso forme di contatto reale tra
i lottatori; questa evoluzione delle arti
marziali trovò negli Stati Uniti un terreno
favorevole per attecchire. Già durante il
secondo dopoguerra, in America si era
verificata una diffusione significativa
delle arti marziali orientali, ma fu solo
negli anni ‘70 che venne ideata una nuova
forma di combattimento, in cui i lottatori
si colpivano realmente, con contatto pieno.
Per rendere meno cruento e pericoloso questo
sport, simile al karate, gli atleti
indossavano guantoni da boxe e le speciali
protezioni per i piedi introdotte da Joohn
Rhee. Nasceva il karate full contact, una
disciplina criticata e osteggiata dai
puristi delle arti marziali, fautori del
controllo del colpo.
Nel 1974 fu organizzato il primo torneo
di karate full contact a Los Angeles. Di lì
a poco nacque la Professional Karate
Association, il circuito professionistico
americano: i campioni più acclamati di
quegli anni furono Joe Lewis e Bill Wallace,
“la gamba sinistra più veloce del mondo”. Le
differenze tra il karate (che letteralmente
significa “a mani nude”) e il karate full
contact riguardavano l’uso delle protezioni.
Sulla base di ciò la federazione
internazionale di karate impose che venisse
cambiato il nome del nuovo sport in
kickboxing per l’impiego di protezioni
presenti nel karate full contact,
diversamente dalla disciplina tradizionale
che non le contemplava nel proprio
regolamento. La kickboxing sbarcò anche in
Europa e si sviluppò grazie all’attività del
francese Dominique Valera e del tedesco
Georg Bruckner, che nel 1976 a Berlino
organizzarono il primo torneo di valore
mondiale, tra una rappresentativa americana
e una europea.
Attualmente non esiste un organismo unico
che governi la kickboxing nel mondo: le due
principali sigle sono la World Association
of Kickboxing Organizations (Wako) e la
International Amateur Kickboxing Sport
Association (Iaksa).
Le competizioni si disputano sia a livello
dilettantistico sia a livello
professionistico.
La kickboxing in Italia
La kickboxing italiana, da un punto di
vista organizzativo, riflette la divisione
esistente a livello mondiale: questo sport
infatti fa riferimento da una parte alla
Federazione Italiana di Kickboxing e
Discipline Associate (Fikeda, ex Federazione
Italiana Arti Marziali), legata alla Wako, e
dall’altre parte alla Iaksa Italia, una
sezione della International Amateur
Kickboxing Sport Association. Queste realtà
hanno entrambe visto la luce a metà anni
‘70; il primo pioniere è stato il dott.
Gianni Bellettini.
Regole: Lo scopo delle gare di kickboxing
Ogni disciplina di kickboxing stabilisce in
modo diverso il vincitore dell’incontro. Lo
scopo dell’atleta (fanno eccezione le forme
musicali) è comunque sempre quello di
colpire l’avversario nel rispetto del
regolamento, sia che la vittoria venga
assegnata in base al punteggio totalizzato
dall’atleta sia per il colpo inferto
all’avversario.
Le specialità
Le specialità di kickboxing previste dal
regolamento (fedele alla suddivisione
internazionale) della Federazione Italiana
Kickboxing e Discipline Associate, sono
cinque: semi contact, light contact, full
contact, low kick e forme musicali. A
eccezione di queste ultime, si tratta di
combattimenti, basati sull’uso di calci e
pugni, tra due contendenti.
Semi contact: si può attaccare solo
la parte frontale e laterale del tronco e
del viso, e la nuca, con colpi di pugno
(chiuso o a mano aperta) e di calcio. Vale 1
punto ogni tecnica di pugno o taglio della
mano che tocchi il bersaglio in modo
controllato, e ogni colpo di calcio, con
piede in appoggio, che tocchi il tronco.
Vengono assegnati 2 punti se il calcio
tirato saltando (quindi senza appoggio)
tocca il tronco, e quello che colpisce il
volto o la nuca mentre l’altro piede è in
appoggio. 3 punti si attribuiscono infine a
quella tecnica di calcio che giunge al volto
o alla nuca senza che il lottatore abbia
alcun piede in appoggio. Come nelle gare di
karate, il round viene sospeso ogni qual
volta venga portato a segno un colpo. Vince
il combattente che a fine incontro ha
totalizzato il punteggio più alto.
Light contact: i lottatori possono
attaccare solo la parte frontale e laterale
del tronco e del viso, con colpi di pugno e
di calcio. Ogni tecnica di pugno e di calcio
che tocchi il bersaglio deve essere
controllata. A differenza del semi contact,
nel light contact l’azione fluisce continua,
senza interruzioni.
Full contact: i lottatori usano i
calci e i pugni. È consentito colpire con l’avampiede,
con il taglio del piede, con il collo del
piede, con il tallone e con i pugni ben
chiusi nella loro parte frontale e dorsale.
L’avversario può essere colpito solo nella
parte frontale e laterale della testa e del
corpo, dalla cintola in su. Essendo una
specialità basata sul contatto pieno e sul
colpo portato con forza, il full contact
prevede il “Ko”, sia effettivo che tecnico.
Se nessuno dei combattenti subisce un “Ko”,
vince quello che ha ottenuto il punteggio
più alto, calcolato sommando il punteggio
attribuito dalla giuria in ogni round.
Low kick: è un tipo di combattimento
che utilizza tutte le tecniche del full
contact, a cui si aggiunge la possibilità di
usare la tibia nel calciare in ogni parte
del corpo consentito e di attaccare le cosce
dell’avversario in ogni loro parte. Giuria e
regolamento sono gli stessi del full contact.
Forme musicali: è una specialità in
cui la lotta viene solo simulata: le
coreografie coniugano la musica con i colpi
che l’atleta sferra contro un avversario
immaginario. L’atleta si esibisce a mani
nude o con armi della tradizione orientale;
la vittoria si basa sulle valutazioni di
merito espresse dalla giuria.
Ufficiali di gara
Le gare sono dirette da un numero di arbitri
e giudici che varia a seconda delle
discipline.
Domenique Valera
Uno dei pionieri della kickboxing in Europa
fu il francese Domenique Valera, proveniente
dalla pratica del karate tradizionale.
Valera era considerato un karateka di
prim’ordine, ma nel 1975 a Long Beach, al
termine di un incontro valevole per il
titolo mondiale, si scagliò contro i giudici
malmenandoli perché riteneva di essere stato
ingiustamente defraudato della vittoria.
Dopo questo grave episodio decise di
avvicinarsi alla nascente disciplina del
contatto pieno e andò ad allenarsi negli
Stati Uniti con Bill Wallace, per
apprenderne le tecniche.
“Indossiamo le
protezioni e andiamo tutti fuori!”
Bruce Lee, maestro di arti marziali e attore |
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Karate Olimpico
Fino agli anni 70 il confronto
sportivo “kumite” avveniva
esclusivamente nell'ambito dei vari
stili del karate, le regole venivano
emanate dai dirigenti delle
organizzazioni di appartenenza.
In quegli anni in Italia si
contavano poche organizzazioni o
federazioni importanti, la più
importante era la F.I.K.
(federazione italiana karate) il
D.T. era il maestro Augusto Basile
conoscitore dello stile Wado-ryu,
shotokan, e divulgatore del kobudo.
Al maestro Basile va il merito
per la divulgazione in Italia del
karate, è a lui che si deve parte di
merito degli ottimi risultati della
nazionale Italiana karate, difatti
negli anni settanta il kumite
espresso dalla nostra nazionale in
campo internazionale otteneva ottimi
risultati, parte della sua
composizione Gianfranco Cantagalli,
Ennio Falsoni, Alessandro Fasulo.
Ai primi degli anni settanta il
maestro Muchi Zuki inizia in Europa
la divulgazione dello Joseikan Budo,
una disciplina che rivoluzionerà la
metodica di allenamento nel
combattimento del karate con lo
studio e la pratica delle armi, i
suoi seminari avvenivano a Verona
Pierluigi Aschieri ne era il
coordinatore per l’Italia.
Per merito dello Joseikan Budo e di
Aschieri, nel 1974 nasce il
confronto sportivo sul kumite
interstile fra i vari stili diversi
di karate.
Giuliano Masili in quell'anno
inizia la pratica dello Joseikan
Budo, Masili che praticava Ju-Jitsu
nella palestra pagoda di Genova D.T.
Dioguardi Giuseppe, allo Joseikan
Budo si avvicinò grazie a Giuliano
Ronzini allora divulgatore per la
Liguria.
Fino alla fine degli anni settanta i
risultati del nuovo stile di kumite
riscuotevano negli atleti praticanti
un’enorme successo, intanto la
F.I.K. (federazione Italiana karate)
diventava F.I.K.DA. (federazione
italiana karate e discipline
associate) aderente alla F.I.L.P.J.
C.O.N.I. questo per dare la
possibilità ad altre discipline come
lo Ju-Jitsu, Aikido di farne parte.
Nei primi anni 80 avvenne un
fatto storico per il karate, la
fusione tra la F.E.S.I.KA. e la
F.I.K.DA, ed il gruppo di karate
interstile rappresentato da Aschieri.
1984
Ancora una nuova sigla F.I.K.TE.DA e
con Aschieri nasce il karate
sportivo, i metodi di preparazione
atletica e di strategia al kumite,
grazie ad Aschieri, saranno
completamente rivoluzionati, la
divulgazione a livello italiano da
ottimi risultati, la Sardegna grazie
all’interessamento di Giuliano
Masili sostenitore del metodo
“Aschieriano” divulga quello che
sarebbe stato il passo decisivo per
il karate competitivo del futuro.
1989
Giuliano Masili crea, nella
regione autonoma della Sardegna, la
prima federazione di karate
sportivo, F.S.K.M.AD. (federazione
sarda karate moderno altre
discipline) e nel 1993 la I.K.A. (international
karate association) nella quale si
era raggiunto nell’ambito
organizzativo un enorme successo di
manifestazioni nazionali ed
internazionali, tutto questo non
bastava, gli atleti avevano bisogno
di riconoscersi e di fare la
differenza tra gli atleti amatoriali
del kumite e quello realmente
competitivo con regole precise e di
preparazione atletico sportiva, una
competizione non si può basare sul
giudizio di un solo arbitro
decisionario, nonostante siano in
tre.
1999
Dopo anni di studio nel settore
sportivo nasce la federazione
internazionale di karate olimpico
I.K.F. (international karate
federation) l’organizzazione, grazie
a Giuliano Masili, modifica
totalmente il regolamento arbitrale
portando il kumite sul ring
olimpionico ed introducendo il
numero dei round a seconda del
titolo da disputare con borsa,
premiando il vincitore con il 75% e
lo sconfitto con il 25%
dell’importo, il punteggio di ogni
singolo round viene assegnato dai
tre giudici che ne osservano
l’andamento, l’arbitro centrale
spetta il compito di dirigere il
match e proclamare il vincitore, la
vittoria spetta all’atleta che
ottiene il più alto punteggio
durante tutto il match.
Gli atleti che partecipano alle
competizioni della I.K.F. sono
atleti liberi, i competitori posso
essere della IKF o di altre
organizzazioni purché siano
titolati, l’organizzazione sottopone
il controllo medico prima
dell’inizio di ogni match e ne
sottopone il doping, tutto questo
per tutelare gli atleti partecipanti
alle competizioni.
Titolo Nazionale tre round da
tre minuti, Europeo quattro round da
tre minuti, intercontinentale cinque
round da tre minuti. |