Venerdì 9 Maggio 2008

 
       

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Kickboxing
Data di nascita: 1970
Luogo: Stati Uniti
Competizioni: Campionati Mondiali Wako, Campionati Mondiali Iaksa
Campioni: Georg Bruckner, Christian Guillaume, Joe Lewis, Bill Wallace, Dominique Valera, Geert Lemmens, Mike Anderson.

La kickboxing, raccogliendo l’eredità delle tradizionali discipline di lotta orientali, ne costituisce un’evoluzione più vicina ai gusti occidentali: i puristi, infatti, non la considerano un’arte marziale vera e propria. Le numerose specialità in cui si suddivide, prevedono l’uso sia dei pugni che dei calci.

Le origini
Nel corso degli anni ‘60 in Giappone, grazie al maestro Kurosaki, il karate si era sviluppato verso forme di contatto reale tra i lottatori; questa evoluzione delle arti marziali trovò negli Stati Uniti un terreno favorevole per attecchire. Già durante il secondo dopoguerra, in America si era verificata una diffusione significativa delle arti marziali orientali, ma fu solo negli anni ‘70 che venne ideata una nuova forma di combattimento, in cui i lottatori si colpivano realmente, con contatto pieno. Per rendere meno cruento e pericoloso questo sport, simile al karate, gli atleti indossavano guantoni da boxe e le speciali protezioni per i piedi introdotte da Joohn Rhee. Nasceva il karate full contact, una disciplina criticata e osteggiata dai puristi delle arti marziali, fautori del controllo del colpo.

Nel 1974 fu organizzato il primo torneo di karate full contact a Los Angeles. Di lì a poco nacque la Professional Karate Association, il circuito professionistico americano: i campioni più acclamati di quegli anni furono Joe Lewis e Bill Wallace, “la gamba sinistra più veloce del mondo”. Le differenze tra il karate (che letteralmente significa “a mani nude”) e il karate full contact riguardavano l’uso delle protezioni. Sulla base di ciò la federazione internazionale di karate impose che venisse cambiato il nome del nuovo sport in kickboxing per l’impiego di protezioni presenti nel karate full contact, diversamente dalla disciplina tradizionale che non le contemplava nel proprio regolamento. La kickboxing sbarcò anche in Europa e si sviluppò grazie all’attività del francese Dominique Valera e del tedesco Georg Bruckner, che nel 1976 a Berlino organizzarono il primo torneo di valore mondiale, tra una rappresentativa americana e una europea.
Attualmente non esiste un organismo unico che governi la kickboxing nel mondo: le due principali sigle sono la World Association of Kickboxing Organizations (Wako) e la International Amateur Kickboxing Sport Association (Iaksa).
Le competizioni si disputano sia a livello dilettantistico sia a livello professionistico.

La kickboxing in Italia
La kickboxing italiana, da un punto di vista organizzativo, riflette la divisione esistente a livello mondiale: questo sport infatti fa riferimento da una parte alla Federazione Italiana di Kickboxing e Discipline Associate (Fikeda, ex Federazione Italiana Arti Marziali), legata alla Wako, e dall’altre parte alla Iaksa Italia, una sezione della International Amateur Kickboxing Sport Association. Queste realtà hanno entrambe visto la luce a metà anni ‘70; il primo pioniere è stato il dott. Gianni Bellettini.

Regole: Lo scopo delle gare di kickboxing
Ogni disciplina di kickboxing stabilisce in modo diverso il vincitore dell’incontro. Lo scopo dell’atleta (fanno eccezione le forme musicali) è comunque sempre quello di colpire l’avversario nel rispetto del regolamento, sia che la vittoria venga assegnata in base al punteggio totalizzato dall’atleta sia per il colpo inferto all’avversario.

Le specialità
Le specialità di kickboxing previste dal regolamento (fedele alla suddivisione internazionale) della Federazione Italiana Kickboxing e Discipline Associate, sono cinque: semi contact, light contact, full contact, low kick e forme musicali. A eccezione di queste ultime, si tratta di combattimenti, basati sull’uso di calci e pugni, tra due contendenti.
Semi contact: si può attaccare solo la parte frontale e laterale del tronco e del viso, e la nuca, con colpi di pugno (chiuso o a mano aperta) e di calcio. Vale 1 punto ogni tecnica di pugno o taglio della mano che tocchi il bersaglio in modo controllato, e ogni colpo di calcio, con piede in appoggio, che tocchi il tronco. Vengono assegnati 2 punti se il calcio tirato saltando (quindi senza appoggio) tocca il tronco, e quello che colpisce il volto o la nuca mentre l’altro piede è in appoggio. 3 punti si attribuiscono infine a quella tecnica di calcio che giunge al volto o alla nuca senza che il lottatore abbia alcun piede in appoggio. Come nelle gare di karate, il round viene sospeso ogni qual volta venga portato a segno un colpo. Vince il combattente che a fine incontro ha totalizzato il punteggio più alto.
Light contact: i lottatori possono attaccare solo la parte frontale e laterale del tronco e del viso, con colpi di pugno e di calcio. Ogni tecnica di pugno e di calcio che tocchi il bersaglio deve essere controllata. A differenza del semi contact, nel light contact l’azione fluisce continua, senza interruzioni.
Full contact: i lottatori usano i calci e i pugni. È consentito colpire con l’avampiede, con il taglio del piede, con il collo del piede, con il tallone e con i pugni ben chiusi nella loro parte frontale e dorsale. L’avversario può essere colpito solo nella parte frontale e laterale della testa e del corpo, dalla cintola in su. Essendo una specialità basata sul contatto pieno e sul colpo portato con forza, il full contact prevede il “Ko”, sia effettivo che tecnico. Se nessuno dei combattenti subisce un “Ko”, vince quello che ha ottenuto il punteggio più alto, calcolato sommando il punteggio attribuito dalla giuria in ogni round.
Low kick: è un tipo di combattimento che utilizza tutte le tecniche del full contact, a cui si aggiunge la possibilità di usare la tibia nel calciare in ogni parte del corpo consentito e di attaccare le cosce dell’avversario in ogni loro parte. Giuria e regolamento sono gli stessi del full contact.
Forme musicali: è una specialità in cui la lotta viene solo simulata: le coreografie coniugano la musica con i colpi che l’atleta sferra contro un avversario immaginario. L’atleta si esibisce a mani nude o con armi della tradizione orientale; la vittoria si basa sulle valutazioni di merito espresse dalla giuria.

Ufficiali di gara
Le gare sono dirette da un numero di arbitri e giudici che varia a seconda delle discipline.

Domenique Valera
Uno dei pionieri della kickboxing in Europa fu il francese Domenique Valera, proveniente dalla pratica del karate tradizionale. Valera era considerato un karateka di prim’ordine, ma nel 1975 a Long Beach, al termine di un incontro valevole per il titolo mondiale, si scagliò contro i giudici malmenandoli perché riteneva di essere stato ingiustamente defraudato della vittoria.
Dopo questo grave episodio decise di avvicinarsi alla nascente disciplina del contatto pieno e andò ad allenarsi negli Stati Uniti con Bill Wallace, per apprenderne le tecniche.

“Indossiamo le protezioni e andiamo tutti fuori!”
Bruce Lee, maestro di arti marziali e attore

  Karate Olimpico

Fino agli anni 70 il confronto sportivo “kumite” avveniva esclusivamente nell'ambito dei vari stili del karate, le regole venivano emanate dai dirigenti delle organizzazioni di appartenenza.
In quegli anni in Italia si contavano poche organizzazioni o federazioni importanti, la più importante era la F.I.K. (federazione italiana karate) il D.T. era il maestro Augusto Basile conoscitore dello stile Wado-ryu, shotokan, e divulgatore del kobudo.

Al maestro Basile va il merito per la divulgazione in Italia del karate, è a lui che si deve parte di merito degli ottimi risultati della nazionale Italiana karate, difatti negli anni settanta il kumite espresso dalla nostra nazionale in campo internazionale otteneva ottimi risultati, parte della sua composizione Gianfranco Cantagalli, Ennio Falsoni, Alessandro Fasulo.

Ai primi degli anni settanta il maestro Muchi Zuki inizia in Europa la divulgazione dello Joseikan Budo, una disciplina che rivoluzionerà la metodica di allenamento nel combattimento del karate con lo studio e la pratica delle armi, i suoi seminari avvenivano a Verona Pierluigi Aschieri ne era il coordinatore per l’Italia.
Per merito dello Joseikan Budo e di Aschieri, nel 1974 nasce il confronto sportivo sul kumite interstile fra i vari stili diversi di karate.

Giuliano Masili in quell'anno inizia la pratica dello Joseikan Budo, Masili che praticava Ju-Jitsu nella palestra pagoda di Genova D.T. Dioguardi Giuseppe, allo Joseikan Budo si avvicinò grazie a Giuliano Ronzini allora divulgatore per la Liguria.
Fino alla fine degli anni settanta i risultati del nuovo stile di kumite riscuotevano negli atleti praticanti un’enorme successo, intanto la F.I.K. (federazione Italiana karate) diventava F.I.K.DA. (federazione italiana karate e discipline associate) aderente alla F.I.L.P.J. C.O.N.I. questo per dare la possibilità ad altre discipline come lo Ju-Jitsu, Aikido di farne parte.

Nei primi anni 80 avvenne un fatto storico per il karate, la fusione tra la F.E.S.I.KA. e la F.I.K.DA, ed il gruppo di karate interstile rappresentato da Aschieri.

1984
Ancora una nuova sigla F.I.K.TE.DA e con Aschieri nasce il karate sportivo, i metodi di preparazione atletica e di strategia al kumite, grazie ad Aschieri, saranno completamente rivoluzionati, la divulgazione a livello italiano da ottimi risultati, la Sardegna grazie all’interessamento di Giuliano Masili sostenitore del metodo “Aschieriano” divulga quello che sarebbe stato il passo decisivo per il karate competitivo del futuro.

1989
Giuliano Masili crea, nella regione autonoma della Sardegna, la prima federazione di karate sportivo, F.S.K.M.AD. (federazione sarda karate moderno altre discipline) e nel 1993 la I.K.A. (international karate association) nella quale si era raggiunto nell’ambito organizzativo un enorme successo di manifestazioni nazionali ed internazionali, tutto questo non bastava, gli atleti avevano bisogno di riconoscersi e di fare la differenza tra gli atleti amatoriali del kumite e quello realmente competitivo con regole precise e di preparazione atletico sportiva, una competizione non si può basare sul giudizio di un solo arbitro decisionario, nonostante siano in tre.

1999
Dopo anni di studio nel settore sportivo nasce la federazione internazionale di karate olimpico I.K.F. (international karate federation) l’organizzazione, grazie a Giuliano Masili, modifica totalmente il regolamento arbitrale portando il kumite sul ring olimpionico ed introducendo il numero dei round a seconda del titolo da disputare con borsa, premiando il vincitore con il 75% e lo sconfitto con il 25% dell’importo, il punteggio di ogni singolo round viene assegnato dai tre giudici che ne osservano l’andamento, l’arbitro centrale spetta il compito di dirigere il match e proclamare il vincitore, la vittoria spetta all’atleta che ottiene il più alto punteggio durante tutto il match.

Gli atleti che partecipano alle competizioni della I.K.F. sono atleti liberi, i competitori posso essere della IKF o di altre organizzazioni purché siano titolati, l’organizzazione sottopone il controllo medico prima dell’inizio di ogni match e ne sottopone il doping, tutto questo per tutelare gli atleti partecipanti alle competizioni.

Titolo Nazionale tre round da tre minuti, Europeo quattro round da tre minuti, intercontinentale cinque round da tre minuti.

 

 
 
 
 
 

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